C'è chi con le parole si diverte davvero. Noi forse siamo proprio tra quelli. Ci siamo messi, così a scrivere una storia a più mani. Una storia...un sogno...inzio di realtà.

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Grazie a Luca, senza cui, ora, non porteste leggere i primi quattro frammenti della storia. Sì, perchè quando uno di noi tre ha fatto un piccolo danno perdendo tutto, una volta cominciato il recupero (anche grazie ad un altro splinderiano) ci siamo accorti di aver irrimediabilmente perso i primi quattro posts. Noi...ma non Luca, che li aveva gelosamente conservati TUTTI. Grazie Luca, GRAZIE DAVVERO!

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lunedì, 11 giugno 2007
29.

Il mio vecchio muretto, parapetto in mattoni per evitare che i bimbi cadano nel fiume sottostante. E' ancora come lo ricordavo, con qualche stupida scritta in più, ma sempre con la sua atmosfera tranquilla. Come allora, come tanti anni fa come l'ultima volta che sono partito, io e lui, entrambi con qualche segno del tempo in più, soli nelle prime luci dell'alba mentre le ultime goccie del temporale notturno, ritardatarie, inumidiscono i miei capelli e le foglie si agitano al vento che, prematuramente, ne stacca qualcuna.

Io e il mio muretto delle riflessioni, e il fiume che scorre sotto..è sempre stato così, sono sempre state così le decisioni importanti.

Maeve...bella, brillante, intelligente..sì, ma piace, non posso che ammettrlo. Ma quante Maeve ci sono già state nella mia vita? E quante altre ancora me ne troverò davanti? Piena di vita, di bellezza ma subito pronta a sfiorire, a stancare, a diventare un peso. Certo, è allettante, saltare da una Maeve all'altra...ma per quanto? Prima o poi dovrò invecchiare anch'io, che mi piaccia o no, e non ci sarà più nessuna Maeve su cui saltare: le mie Maeve saranno ormai spente della loro vitale finzione e quelle nuove non si cureranno certo più di me.

No

Non è ciò che cerco, ho tentato di sfuggire, ho tentato di nascondermi dietro la paura ma no, non serve a nulla se non a star male, non si sfugge al priprio destino e il mio destino e con Lei, con Patrizia. E lo so, lo so che l'ho ferita, l'ho umiliata, le ho fatto del male come di più non avrei potuto e mai mi perdonerò abbastanza per ciò che ho fatto. Non la merito, lo so, ma la AMO e più di ogni altra cosa desidero trascorrere la mia esistenza con lei, accanto a lei, spalla a spalla, lei che è unica, che non sfiorisce perchè non è costruita, lei che è vera e semplicemente fantastica. Sì. Deve venire con me.

E se non volesse lasciare tutto quello che ha costruito qua? L'irlanda è sempre stata il suo sogno, ma ora siamo grandi. Resterei qua? Sì! Sì?

Ho una gran confusione in testa, non so...attenderò domani, con fiducia, mi risponderà, forse...e allora saprò...

 

                  "Fi fi fi - fi fi fi fi fi - fi fi fi fi fi - fi fi fi fi - fi fii fiii  - The future's in the air  - I can feel it everywhere"

Postato da: PrinceCharming a giugno 11, 2007 16:29 | link | commenti (3)

domenica, 10 giugno 2007

..."non sono piu io"...

Che cosa mi tocca sperare... quanti errori ho fatto nella mia vita... quante volte ero deciso a far qualcosa, deciso a sentire amici, ritrovare passioni, amori... ma poi... mi mancava il coraggio, la voglia, il tempo...

Forse l'unica cosa giusta che ho fatto nella mia vita è andare nella verde terra d'Irlanda...i miei pomeriggi sulla costa di County Clare...i fine settimana ad Achill Island...e poi lei...Maeve...

Mi sono distrutto con le mie mani, due donne...e forse ho fatto il passo avanti sbagliato, pure in ritardo...

Io chi dovrei essere allora? Eh? Dannazione! Chi dovrei essere! Non è possibile una volta nella vita non farsi problemi e "lanciarsi" come IO ho fatto? Come IO penso di aver fatto? Eh? No vero? Sempre a sperare che siano gli altri a risolvere la loro vita... e la mia viene dopo! Chi se ne frega no? E invece no! Mi devo svegliare, ora vengo prima io!

Io so cosa voglio, lo so, e nulla e nessuno potrà frapporsi tra me e ciò che più amo nella mia vita!

Patrizia.... deve venire con me in Irlanda... altrimenti ho davvero sbagliato tutto...

"Oh! Hi Maeve! yes...I'm in Italy now...I will return to Ireland..."

Postato da: skleroplastro a giugno 10, 2007 11:02 | link | commenti (2)

lunedì, 04 giugno 2007
27.

il gesto è semplice.
secco e armonioso nella dinamica stessa. sembra partire da queste dita e si espande nell'avambraccio che si trascina dietro l'omero. la spalla rimane spettatrice, distribuisce forza e precisione.
nella sua semplicità è disarmante. imbarazzante.
la musica si alza ed è la prova sensoriale che il braccio si è allungato verso l'esterno del corpo e che le dita hanno agito con precisione.
la musica si alza ed è l'unica cosa, esattamente l'unica cosa che poteva accadere.
ed accade.

come se il mondo mi avesse commissionato un lavoro, da sempre con dignità faccio quello per cui son stata chiamata. la cosa che mi riesce meglio.
silenzio.
vendo, produco, distruggo, arredo, getto via, pulisco, commercializzo, regalo, costruisco, dimostro, vedo, colgo, apprezzo, genero.
silenzio.
è l'atto piu naturale che concepisco.
sempre con la stessa procedura e con la stessa precisione, stessi ingredienti. stesso tempo di incubazione.
ed è imbarazzante il gesto che ha prodotto musica e questo silenzio.
qui e adesso.
adesso.

cosciente della precisione del mio gesto, decido naturalmente di riprovarci.
senza pensarci compio lo stesso movimento anatomico di muscoli e sangue, questa volta verso una penna. il solito staedtler lumocolor permanent nero.


non sono piu io.
non ho piu un prima contro cui scagliarmi, non ho piu una me da gettarti tra le braccia.
non sono piu me. non esiste qui, quella bambina addormentata, morta o nascosta.
non sono piu io.
mi spiace.

Postato da: Gealach a giugno 04, 2007 13:39 | link | commenti (2)

lunedì, 31 luglio 2006
26.

Ormai siamo a pochi passi l'una dall'altro, eppure siamo ancora così lontani da non riuscire quasi a vederci, nonostante riusciamo asentire I nostri respiri, ormai quasi in sincronia.
Un rumore, strano, inaspettato, quasi inquietante a quest'ora...il cigolio di una bici e le voci lontane di tre ragazzini che canticchiano una vecchia canzone punk che mi riporta a tanti ricordi, a tante emozioni.
Perchè? Perchè proprio a me? Quel mio vizio di avere paura ogni volta che mi trovo ad un passo dalla meta, quel timore di perdere la libertà ogni volta che apro il cuore, la sensazione che mi scotterò, che starò male e che butterò via il mio tempo. Eppure so che non è così, so che sarei felice, ma forse è normale.
 
Si alza un'improvvisa folata di vento gelido, di quelli che tolgono il fiato, e qualche goccia di umida piggia comincia a cadere; dall'asfalto comincia a salie una velata nebbiolina, simile a quella irlandese, simile a quella che riempie le teste di Patrizia e Tommaso...una piccola barriera tra I loro corpi e tra le loro menti.
 
Quella canzone punk, ancora mi risuona in testa..non ricordo bene la parole, ma non posso fare a meno di canticchiarne la melodia e poi, ultimamente, l'ho riascoltata  un po' di volte, l'ho canticchiata, ma non da sola...dio mio, solo qualche sera fa l'ho canticchiata con Marco, poco prima che mi dicesse "Ti amo"...

Postato da: PrinceCharming a luglio 31, 2006 14:59 | link | commenti (5)

lunedì, 24 luglio 2006
25

"20.28... solito posto..."

 

Mi chiedo: perchè tutte a me? Perchè devo sempre trovarmi davanti a decisioni e situazioni in cui volano 1000 e più pensieri? Non posso avere una liscia e tranquilla settimana? No... assolutamente no, perchè mi chiamo Patrizia e dentro il mio nome già stridono le lettere... sono io, solo io...

Ho ancora qualche ora, e se non mi presentassi? Perderi probabilmente l'occasione della mia vita... o forse mi aprirei nuove strade, non fisserei la mia mente solo sul passato... sono una donna, vera e viva, ho desiderio di vivere, di sorridere, di gioire... 

Ho ancora qualche ora...

 

"Oramai che ho imparato a sognare... non smetterò!"

Mi rimbalzano nella testa queste parole, la melodia fantastica di questa canzone... sorrido, potrebbe essere la chiave di tutto: sognare...

Sognare il mio futuro accanto all'uomo che amo davvero... sognare me stessa realizzata nella mia passione, nella scrittura, modo in cui comunico con gli altri, modo in cui conosco il mondo e mi apro a tutte le sfumature del mondo... sognare i sorrisi dei miei amici, i divertimenti di un'età forse superata... sognare la spensieratezza di vivere all'istante, di non programmare sempre e comunque la mia vita... sognare me, ovunque...

Mi ha chiesto di incontrarlo, avvolti dal silenzio... i miei pensieri invece parlano, danno quasi fastidio... mi mettono davanti alla realtà... perchè è davvero tornato indietro... in fondo in Irlanda aveva trovato la sua passione e il suo amore... non può comportarsi così... uno schiocco di dita e tutto si sistema... uno schiocco di dita e tutto...

Manca poco, il "solito posto"... non mi sono truccata eccessivamente, non mi piace molto coprire il mio viso di robe strane...e so che non piace neanche a lui, forse, se non è cambiato... vestita con un paio di jeans poco più chiari del normale, maglietta verde sgargiante...

 

Oramai l'ora è vicina, lei con i capelli che si adagiano dolcemente attorno al suo viso, occhi profondi, sguardo perso; lui capelli corti, castani e sbarazzini, occhi con delle sfumate colorazioni verdi, seduto sulla panchina davanti alla scuola elementare in via Bernina, il "solito posto" dove erano soliti riunirsi negli anni del liceo con gli amici

Gli occhi si incrociano, occhi come leggio dei pensieri, occhi come arena dove si scontrano emozioni e sentimenti, occhi vetrina delle apprensioni e dei dubbi...

 

<<Patrizia...>>

Postato da: skleroplastro a luglio 24, 2006 11:59 | link | commenti (5)

mercoledì, 03 maggio 2006
24.

mi ha guardato negli occhi. Mi ha sfiorato il viso e si è chiusa in camera.

con quella semplicità che si porta dentro da quando l'ho conosciuta la prima volta. con quella naturalezza che la rende unica, con quel briciolo di pazzia che le rende gli occhi sempre luminosi. e forse con un po troppo amore nel sangue...dopo le mie parole

ho guardato la sua schiena, avvolta in quel suo maglione viola, e ho sorriso vedendola sparire dietro una porta. e già me la immagino: seduta a piedi nudi sul letto; proprio come quando si passavano i pomeriggi insieme d'estate nella sua vecchia casa. e fuori faceva caldo, fuori il mondo passava e respirava a stento per il caldo e noi li, al fresco di una camera in continuo divenire. con mille foto alle pareti, con una sola piccola finestra. con le sue parole che mi faceva leggere. in silenzio.

...ed eccola lì. dietro quella porta. a piedi nudi, seduta tra le coperte blu. con la musica nelle orecchie, per non lasciarla sentire a nessun'altro. per tenerla tutta per se. per chiudere il mondo fuori, ancora una volta. ed è bella. bella perchè dentro ha tutto. bella. perchè non ha dimenticato nulla. perchè non ha cancellato. perchè ogni secondo lo so, lo so, ogni secondo, ogni lacrima, ogni silenzio, ogni cielo, ogni goccia di pioggia, ogni sogno, tutto...è dentro di lei. e lo ha sempre detto. sempre. che avrebbe tenuto dentro tutto. perchè solo così puo essere lei. solo così. lei e il suo destino. lei e il suo silenzio. lei e i suoi disegni. lei e le sue parole.

apro la sua borsa e sono certo di trovarli. carta e penna. nera, sempre, come sempre. la mano scivola come in una carezza leggera.

che il tuo silenzio

sia il mio.

io sarò pronto quando tu lo sarai. guardami negli occhi e capirò.

puntuale, come solo tu sai essere. 20.28. solito posto.

Postato da: Gealach a maggio 03, 2006 18:18 | link | commenti (5)

domenica, 16 aprile 2006
23.

Hai ragione Patty, sono IO a dover decidere per me...e in fondo un po' ho imparato a farlo in questi anni, ma stavolta si tratta di decidere anche per TE; e non posso fare a meno di vedere gli innumerevoli poster Irlandesi appesi alle tue pareti, non posso fare a meno di notare quella mia vecchia foto, sopra il caminetto, tra le foto di tuo padre e di tua madre, non posso fare a meno di pensare al tuo sguardo, il giorno della mia partenza, così simile eppure così diverso da quello di ieri sera, soprattutto, non posso dimenticare le lungeh giornate irlandesi, quando la pioggia, cadendo, mi portava la tua voce, i tuoi sorrisi.

Lo sai, ormai l'hai capito, voglio passare la vita accanto a te, voglio che i miei figli abbiano il tuo dna, dunque, come vedi, non posso decidere da solo; è una decisione questa che, come molte altre -spero, dobbiamo prendere insieme..

...insieme...

Postato da: PrinceCharming a aprile 16, 2006 21:20 | link | commenti (5)

venerdì, 17 marzo 2006
22

"Un noi che non è mai esistito; che era un mio..."
Queste parole continuano a riecheggiarmi nella mia mente... fino a quando non vedo la porta della mia stanza aprirsi... ho dormito poco... davvero poco...
 
<<Patrizia... sei sveglia? Dai... andiamo a fare colazione...>>
 
Il sorriso... il sorriso che mi ha mostrato... il sorriso che non ricordavo più da tempo... un sorriso che mi entra nell'animo e mi riempie, di gioia, di amore...
 
"Adesso mi chiederà... mi chiederà... io, non posso, non posso cancellare la sua Irlanda, non posso potermi intromettere in ciò che lui con le sue mani ha plasmato... non posso, non credo di potercela fare... Però... quel sorriso, in fondo è lui che è venuto qui, mi ha cercata, non è passato dalla sua famiglia, come se la sua famiglia fossi io... vuole essere padre dei miei figli, forse è un passo audace, ma è un futuro che voglio... sì, penso di volerlo"
 
Fuori il cielo è splendido, un sole che riscalda e avvolge ogni cosa: si intravedono anche le montagne verso nord... quelle montagne che si possono intravedere solo nelle giornate terse e limpide... 
Tommaso si siede sul divano, sullo stesso divano... con quel cellulare in mano, dove lo sento dire
<<Sì mamma... sì sì, vi raggiungerò nel pomeriggo... sì, sto bene... sono arrivato senza problemi... sì... no, no, per ora non ho bisogno di nulla... appena so qualcosa ti faccio sapere... ciao... ciao...>> 
Mia mamma... si preoccupa sempre di tutto... povera, sono arrivato da ore oramai e neanche mi sono fatto sentire... ma sinceramente io mi sento a casa mia qui... mi sento a casa mia...
Guarda, come posso rinunciare al suo sguardo, ai suoi occhi, ai suoi capelli, al suo sorriso, ai suoi sogni, ai suoi pensieri... mentre è lì che guarda fuori dalla sua finestra, non so se si è accorta che io ho occhi solo per lei...
Come posso rinunciare alle sue parole, alle sue preoccupazioni, alle sue piccole ansie di ogni giorno, alla forza che mi regala ogni volta che parliamo, che mi racconta qualcosa di sè... al telefono, a voce, scrivendo...
"Patrizia... non so se puoi capirmi... non so se puoi fare qualcosa per me... forse ho commesso troppi errori, dovevi venire con me, in Irlanda, la ragazza di Talbot Street dovevi essere tu... io come sempre da codardo non posso decidere per me stesso... dimmi qualcosa ti prego... il silenzio mi fa male... lo sai, mi ha sempre fatto male... io amo parlare... amo la parola... amo le tue parole..."
<<Tommaso, ascoltami... ti prego... io sono sempre stata incera con te... ora ti guardo negli occhi e capisco tutta la tua apprensione per quello che stai vivendo. Hai fatto un viaggio, in una terra che sai io amo... dove ogni cosa appartiene al mio modo d'essere... e invece in quella terra hai vissuto tu, e ne se stato avvolto.
Tommaso, non posso decidere per te... non posso dirti nulla se non ascolta il tuo cuore... ascolta la tua anima... ascolta i tuoi sentimenti...
Vedi queste lacrime che scendono sulle mie gote, sono per te... solo per te, ma non posso donarti di più, come da sempre non ho mai potuto donarti più della mia voce...
Io non ho voluto arrivare a questo, Tommaso... la tua maledetta Patrizia è sempre stata qui, con i suoi timori e le sue passioni, mai nascoste a te... mai nascoste... eppure tu ti sei nascosto per molto tempo... perchè Tommaso, perchè...
Non posso mettermi davanti ai tuoi occhi e fermare l'impeto della tua anima, come non posso fermare una stella che cammina nella notte avvolgente...>>  
 
 
 

Postato da: skleroplastro a marzo 17, 2006 12:26 | link | commenti (11)

domenica, 29 gennaio 2006
21.

per un secondo ho solo guardato quelle parole uscire dalla sua bocca,
ho solo sollevato la mano e posato due dita su quelle labbra ancora
tremanti.
 
quella sera Tommaso ha dormito sul mio divano. non c’è stata nessuna parola tra noi.
ho solo sussurrato, sorridendo
                                                don’t say nothing else
ho chiuso dietro di me la porta della mia camera e mi sono sdraiata su
quel letto .... lentamente.
lentamente.
 
 
 
 
 
ecco, è in questa notte che tutte queste righe hanno preso
corpo.
è in questa notte.
e dopo tanto lascio che il mio cuore esca attraverso le parole. già. attraverso “simboli canonici” buttati
nero su bianco.
e lascio che il silenzio lasci spazio ad una musica di carta,
di inchiostra che scivola.
è da quando è partito Tommaso che non ne sento il bisogno, come se la sua presenza richiedesse parole scritte....e la sua assenza no.
è da quando è partito che tra le mani tengo solo pennelli.
solo pennelli, colori e mani.
mai una parola. mai una volta ch abbia usato parole per descrivere ogni singola
lacrima.
ogni goccia salata
è stata goccia di
tempera viola.
e ogni tela è stata specchio. senza parole, senza un linguaggio
comune.
 
ed è in questa notte che sento il bisogno di lettere, di segni precisi.
di inchiostro nero, di virgole e punti.
ma niente “inizi”, niente lettere maiuscole. no. niente
inizi.
quante volte ho sognato di lui?
di avere il fegato di fare in modo che capisse?
capisse dentro di me.
e ho sempre desiderato...
vederlo aprire gli occhi su
di
noi.
noi.
noi.
un noi che non è mai esistito.
che era un mio. un mio.

Postato da: Gealach a gennaio 29, 2006 16:26 | link | commenti (5)

martedì, 17 gennaio 2006
20.

"Ok Patty, senti...non fare quella faccia. So che il discorso che ti sto facendo è strano: ti parlo delle meraviglie dell'Irlanda, ti parlo delle gioci e delle sensazioni che ho provato, della vita che ho vissuto, della gente che ho incontrato, insomma...delle bellezze di quel paese stupendo dove ho trascorso gli ultimi anni della mia vita, e poi ti parlo di Maeve...già, Maeve. Sai, sono tornato per un motivo molto semplice.

E' molto che sto pensando a queste cose...e da circa un mese non riuscivo più a dormire. Poi un incontro strano: stavo passeggiando per le vie della zona vecchia di un paesino medioevale alla periferia di Dublino; era sera inoltrata, faceva un certo freddo e pioveva, pioveva a dirotto, pioveva di quella pioggerellina che ti accompagna e ti logora dentro. Stavo per entrare in un vacchio pub per un bicchiere di whiskey, per scaldarmi lo stomaco e forse per annebbiarmi un po' i sensi, nella speranza di non pensare troppo. Accanto alla porta del locale, semioscurato dall'ombra del vicolo, nascosto dietro una nube di nebbiolina di condensa, sprigionata dalla pioggia a contatto con la strada e quasi annunciato da un suono lontano di campane, un vecchio mi fissa con uno sguardo penetrante come nessuno mai mi aveva guardato, salvo forse tu la prima volta che ci siamo incontrati...ricordi? Bè..ti dicevo..questo vecchio, scalzo e con i vestiti logori e i capelli lunghi, ma non stanco, non debilitato. Faccio per lanciargli una moneta, ma lui fa un cenno di diniego con la mano...continua a fissarmi e restiamo così per qualche minuto; poi chiude gli ochhi e mi dice che non vuole monete, dice che ha già ottenuto da me ciò di cui aveva bisogno, dice che ha guardato nel mio cuore ed è soddisfatto...poi una pausa, una lunga pausa...e riprende...<<Guarda anche tu, come io ho fatto, nel tuo cuore. Qualcosa ti tormenta, ma conosci già la risposta...qualcuno che hai lasciato alle spalle, qualcuno a cui devi parlare, prima di continuare a vivere>>. Assaporo ciò che mi dice, parola per parola...frasi dal gusto acre, profumate di certezza e intrise di verità. Ora so cosa devo fare. Mi giro per cercare il vecchio, mi giro per ringraziarlo, per offrirgli un caffè, per chiedergli chi sia e come possa aver visto i miei pensieri, ma lui non c'è. Forse l'ho sognato, forse no...

Ed ora eccomi qua, dovevo farlo, dovevo tornare, tornare indietro prima di cominciare a vivere, come ha detto il vecchio.....Patrizia (le prende la mano, la guarda negli occhi)...sto per sposarmi...tra due mesi esatti.

 

Però..

..basta che tu mi dica di no, basta che tu mi dica che vuoi venire con me, lasciare tutto e vivere in Irlanda con un povero cameriere di un pub e i suoi cugini, diventare la madre dei miei figli...bsta che tu lo dica, basta che tu lo voglia..."

 

Postato da: PrinceCharming a gennaio 17, 2006 19:11 | link | commenti (7)

sabato, 14 gennaio 2006
19

Alzato gli occhi e rotto il silenzio... alzato gli occhi parlato normalmente, come se il tempo si fosse fermato prima della sua partenza e ora avesse ripreso a scorrere fluente, come le sue parole...

Sai Patrizia, a Dublino ho vissuto ogni tipo di vita, ogni tipo di esperienza; i miei cugini che vivono lì da anni oramai mi hanno fanno conoscere quello che è l'Irlanda davvero... me la sono cavata sai? Sì sì, me la sono cavata davvero, ho imparato bene l'inglese, so qualche parola della lingua locale, ho lavorato in un pub per più di un anno vicino al Trinity College, quasi in centro città... è una città affascinante, che ti lega a tradizioni e culture sociali e letterarie secolari... ho conosciuto moltissima gente, oramai il College era il mio punto di ritrovo, poi via... verso la costa... verso la periferia... in mezzo al verde più esasiante che possa esistere...

Lo guardo mentre racconta... gli si illuminano gli occhi, deve aver vissuto un periodo bellissimo... e senza di me... sì, senza di me... cosa non dare per poter essere stata con lui in tutto questo periodo... eppure la mia vita l'ho vissuta anche io, sì, anche io...

E poi Patrizia, Dublino mi ha rapito... l'Irlanda mi ha rapito...e non solo...

Ha rallentato il racconto... come mia mi fissa diritto negli occhi ora, e sorride meno di prima... sono belle le cose mi racconta non deve sentirsi in colpa perchè io non c'ero...assolutamente... anche se mi ha fatto morire la sua lontananza, non poterlo più toccare o anche solo parlare con lui

Sai... a Dublino, appena arrivato, mi sono subito stabilito dai miei cugini, che mi hanno ospitato e sono stati gentilissimi, infatti mi sono trovato il lavoro in un pub dopo aver sbrigato le pratiche burocratiche stupide per lavorare, solo per non essere troppo un peso per loro... appena arrivato, ero comunque disorientato, era un mondo diversissimo da quello in cui vivevo prima, un modo che mi ha abbracciato e nel quale mi trovavo senza aver ben chiaro in mente cosa volessi da lui... i miei cugini sono stati gentilissimi ripeto, ho passato con loro moltissima parte del mio soggiorno lì... anzi, dovrebbero venire in Italia a breve a trovarmi, così hanno detto... ma appena arrivato ho subito cercato qualcosa al quale aggrapparmi, qualcuno che potesse guidare i miei passi lì, dove non potevo credere neanche di esserci veramente... ho trovato quello che cercavo, una ragazza, una ragazza sì, che mi ha preso per la mano e mi ha accompagnato per la città, intorno alla città, mi ha fatto conoscere amici, su amici, persone, luoghi, tradizioni, leggende... questa ragazza, presentatami dai miei cugini, si chiamava Maeve, in inglese Mayv, e abitava in Talbot Street, vicino O'Connell Street...

Che racconto strano che sta facendo... non capisco se... se... che malinconici i suoi occhi... cosa mi sta dicendo... è troppo preciso, come se avesse impresso nella sua memoria qualcosa...

Postato da: skleroplastro a gennaio 14, 2006 12:54 | link | commenti (4)

venerdì, 06 gennaio 2006
18.

È caduto il silenzio.
Sì, il silenzio che forse pochi come me sanno far cadere.
Signora del silenzio. Figlia della luna, io.
Già, silenzio. E abbiamo parlato, seduti tra i cuscini, come se nulla fosse. Racconti di tutti i giorni, aneddoti di vite lontane che ancora non vogliono credere di essere lì, l’una davanti all’altra.
E mai, mai siamo riusciti a guardarci negli occhi.
Debita distanza tra noi, e dentro….dentro avevo mille domande che neanche riuscivano a prendere forma sotto al legge della sintassi. Dentro mille immagini, mille fotografia, scattate quando le giornate profumavano ancora del suo profumo.
E mai una volta ho avuto la forza, di prendere quel silenzio tra le mie mani e di distruggerlo. Così, semplicemente, come lo avevo creato. Mai ho avuto il coraggio di dire nulla….era passato troppo tra noi? Troppo davvero?
 
Già, davanti ai suoi occhi erano cadute tante foglie,
davanti ai miei…già, tanti colori nuovi.
La vita ci aveva tenuto al caldo, e ci aveva
Esposto al freddo.
Una lontana dall’altro.
 
E la sera dalle finestre si faceva notare, e io…già…dovevo dirlo. Dovevo.
E come uscita dal nulla, la mia voce difesa da una tazza di the tra le mani….ha solo dato voce. Al cuore forse, e a chissà cos’altro dentro di me.
 
…io, io ho bisogno. Bisogno di risposte. Di domande anche, ricordi quanto adoravo le domande? Già. Mi sento così stupida…ma devo, altrimenti…sai…non è….sembro una bambina, guardami?
Ti prego di ascoltarmi, ascoltarmi e basta. E so che sai farlo…tante volte lo hai fatto.
Tu sei partito. Un giorno, e io mi sono trovata senza te. Così naturalmente che quasi mi ha uccisa. Ma no, lo sai…io se so fare una cosa è stare sola. Già. Maledetta stupida me.
Ora sei qui, davanti a me. Mi hai chiamato nella notte e ti ho ritrovato. Come se fosse passato un solo istante.
 
…Tommaso ha solo alzati gli occhi. Mi ha solo guardato negli occhi. Un istante che è sembrata un eternità.
E ha preso la mia forza, mi ha svuotata. Mi ha riempita e svuotata solo guardandomi negli occhi.
Ha preso la mia forza, ha allungato una mano come per sfiorarmi e l’ha lasciati lì…tra noi…a mezz’aria.
Ha solo alzato gli occhi.
Alzato gli occhi e parlato….parlato per ore. Senza respiro. Senza paura.
Ha solo alzato gli occhi.
Alzato gli occhi e….

Postato da: Gealach a gennaio 06, 2006 16:37 | link | commenti (2)

venerdì, 28 ottobre 2005
17.

 

"Bah, le solite cose Tommy! No..non è vero, qualcosa di nuovo c'è...ho cominciato a lavorare. Già...è finito il tempo della ragazza china sui libri sempre troppo impegnata per trovare una sera in settimana per uscire con te. Mi sono laureata e sono diventata grande!"

"Woah...cavolo...sono stato via davvero molto tempo...troppo. - sussurrando - scusa. Ma su, mi hai detto che lavori, ma non cosa fai!"

"Già, che scema! In realtà di tutto un po'. Lavoro come allestitrice di mostre in una galleria d'arte, però capita anche che mi mandino a fare qualche allestimento all'estero in altre gallerie! Pensa poi che il direttore di quella in cui lavoro, per caso, ha visto qualcuno dei miei schizzi che lascio sempre sul tavolo ed ora, quando ho qualche quadro di cui sono particolarmente soddisfatta glielo porto e lui lo espone....ehi, perchè quella faccia?? Uh, già...dimenticavo...tre anni fa, poco dopo la tua partenza, ho cominciato a dipingere...me lo sentivo dentro e pare che non sia male!"

"Bè, se ti fanno esporre in una gallerioa d'arte di talento devi averne di certo! Dovrai farmene vedere qualcuno...magari uno dei prossimi giorni passo a trovarti al lavoro"

"Oddio! No, dai...mi farebbe piacere. A proposito...non mi hai ancora detto nulla di te. Come mai sei partito? Dove sei stato e cosa hai fatto? Come mai se tornato? Cosa fai ora?? Dai, dai..sono curiosissima, voglio sapere TUTTO"

"Bè, ecco..vedi...non so se sia il caso"

"Ma sì, dai...non vorrai mica fare il misterioso come al solito??! Vedo che il vizio non ti è passato!" Non risponde...è tentennante e sento che qualcosa non va, che c'è sotto qualcosa che non vuole dirmi. E' davvero tornato per me?? Ehi...ma...che faccia sta facendo..ahi...temo che si sia accorto di quello che ho combinato ultimamente in casa mia!

Postato da: PrinceCharming a ottobre 28, 2005 12:31 | link | commenti (7)

giovedì, 20 ottobre 2005
16.

“Ciao Patrizia”

Ed ecco attimi di lungo silenzio… un silenzio carico di tensione, gioia, paura di non dire la cosa giusta, paura di non sapere neanche il perché siano potute succedere tutte queste cose…
I miei occhi sono nei suoi… e i suoi nei miei…
E’ sempre stato un ragazzo affascinante, con degli occhi splendidi, non balestrato come tutti quelli che sfoggiano i loro cavolo di muscoli: i suoi occhi valgono più di tutto l’oro di questo mondo…

“Tommaso…”

L’unica parola che esce dalla mia bocca… e subito… SWUURRM… la mia testa scivola come io scivolo in un abbraccio… un tenero e forte abbraccio con lui, da amici forse, o forse no, comunque un abbraccio donato solo per le occasioni importanti… e lui è tornato… è qui finalmente davanti a me!

“Mi sei mancata Patrizia, finalmente posso vederti! Patrizia, non ci posso credere di essere qui, sono tornato!!”

Le parole più naturali del mondo escono dalla sua bocca, quando ora posso finalmente guardarlo negli occhi

“Ma entra Tommaso, non rimanere sulla porta che non fa caldissimo… c’è questo venticello della mattina che fa venire i brividi !! Se hai qualcosa, valige o zaini, portali pure su!”

Che schifo che faccio… sono vestita da cani… ma è mattina, ho fatto le cose di corsa, spero mi capirà… Anche i capelli, guarda te come sono conciata, aspetta… levo il ciuffo, lo metto dietro l’orecchio… bene, almeno sembro presentabile.
Saliamo le scale, gli faccio strada,

“Sai che non è cambiato praticamente nulla? Anche se non sono stato via un’eternità, è rimasto tutto molto simile…”
“Beh, non sarai stato via un’eternità, ma comunque molto tempo… no Tommaso?
“Si… si…”

“…”

“Cosa mi racconti Patry?? Dai su, dimmi qualcosa di te! Che hai fatto di bello? Che fai di bello di questi tempi??”

Trova sempre le domande da fare, trova sempre come rompere il silenzio…

Apro la porta del mio appartamento… e sinceramente non so se dirglielo o no, cosa ho fatto poco tempo fa… forse non capirebbe… forse non capirebbe... o magari sì...

Postato da: skleroplastro a ottobre 20, 2005 23:56 | link | commenti (5)

mercoledì, 13 luglio 2005
15.

Allungo la mano, sperando che uno dei tanti tassisti si fermi per caricarmi.

Un uomo alto e grosso dalla pelle ambrata si avvicina chiedendomi il nome “così vi metto in lista, il terzo taxi è il vostro”. Ringrazio e mi appoggio al muro per aspettare il mio turno.

 

Alzo gli occhi al cielo…Dio, tre anni che non vedo questo velluto nero. E sembra ieri, quando sotto queste stelle sono salito su quel treno che mi ha portato così lontano. Lontano.

Ma infondo, non è stato nulla. Solo un respiro. Solo il tempo di sbattere le palpebre e di respirare una boccata di ossigeno, qualche chilometro più in là.

Non sono scappato. Scappare non esiste per me, solo i codardi scappano o si allontano. E la mia non è stata una fuga, solo un week end un po’ troppo lungo per essere compreso da tutti. Ma non è stata una fuga. Una fuga, no….

Ma ho fatto degli errori, quegli errori che ora mi tengono qui, contro questo muro freddo ad aspettare.

 

 

-         “prego, il suo taxi sta arrivando…abbiamo fatto veloci, visto che bravi?”

Sussurro qualcosa velocemente …so aspettare, fin troppo bene…. Ma giustamente il gigante non capisce, storta il naso e fa un segno alla macchina gialla che si avvicina.

 

 

La strada è lunga, così sprofondo nel sedile.

No, non è stata una fuga. Assolutamente. Avevo bisogno di vedere altri colori. “…di stare solo” così avevo detto a tutti. Ma mentivo. Una delle tante bugie, uno dei tanti errori.

Da solo, cosa significa poi? Ma nessuno aveva avuto il coraggio di chiedere altro. Rispondevo così e tutti zittivano, abbassavano gli occhi e non chiedevano più nulla. Nessuno, mi ha mai chiesto “…ma, scusa, cosa significa? Tommaso, cosa significa? …..perchè?” Nessuno.

E infondo, non lo sapevo neanche io cosa significasse davvero. No, neanche io. La mia era solo paura. E ci sono voluti tre anni per capire che il mio “bisogno di stare solo” significava in realtà che avevo paura. Una paura folle e disperata.

Ma ero partito, illuso che mi sarebbe servito.

Poi, soli, come diavolo si fa a stare soli? E mentivo a me stesso come mentivo a tutti. E dentro sanguinavo, ma non me ne accorgevo neanche. O forse non lo volevo vedere.

 

Così, avevo semplicemente preso un treno. Uno qualunque che mi aveva portato ad allontanarmi sempre di più, lentamente, da questa città magica.

Il tassista, dietro la sua barba scura e incolta, faceva montagne di domande, alle quali rispondevo senza prestare tanta attenzione. Cercavo di ricordarmi la partenza e le parole che avrei dovuto dire e non avevo detto “E’ la prima volta che viene in questa città?” …io? no, assolutamente…”…è una città magica, o la si odia o la sia ama…” …eh, già…. “ Ma lei è tanto che non torna, vero? Lo si vede da come guarda le luci di questa notte…”

 

Nessuno mi aveva mai detto nulla. Perfino la mia famiglia non mi aveva chiesto nulla….ed ero stato così spaventato da quella partenza che non avevo avuto neanche il coraggio di parlarle. No, niente parole….perchè sapevo, dentro di me sapevo che lei non sarebbe stata come gli altri. No, avevo scritto un biglietto, un arrivederci scritto con penna nera su un piccolo rettangolo di carta che avevo fatto consegnare da qualcun altro.

Lei si che mi avrebbe chiesto….forse, avrebbe abbassato gli occhi, sì, avrebbe versato qualche lacrima trasparente ma dentro….dentro avrebbe urlato, come solo lei sapeva fare. Dentro mi avrebbe guardato negli occhi e mi avrebbe fatto una sola domanda. L’unica domanda alla quale non avrei saputo trovare risposta. L’unica domanda che forme mi avrebbe aperto gli occhi….davanti alla mia fuga.

 

“….sa, adoro guidare a quest’ora della notte…la città sembra così bella. Come la visione di un essere magico, che dorme sulla panchina di un parco….”

Postato da: Gealach a luglio 13, 2005 16:49 | link | commenti (2)

martedì, 28 giugno 2005
14.

Confusa...ecco cosa sono ora.
Nel frattempo ha cominciato a piovere e i rintocchi dell'orologio che segna il lentissimo scorrere del tempo sono all'unisono con il ticchettio delle goccioline sul vetro. Quante volte quelle goccioline mi hanno tenuto compagnia e rassicurata mentre, davanti al camino, stringevo la sua foto!
Ed ora, quelle stesso gocce perfide e aguzzine mi mettono fretta.
Truccarmi, vestirmi bene...al diavolo, non si fa vivo da tre anni, perchè mai dovrei farmi bella per lui.
 
Bah...ormai mezz'ora è passata, sarà meglio che scenda, così come sono..in pigiama, non ho tempo per sistemarmi..sì, so che arrivera con i suoi 5 minuti di ritardo canonici..o forse no.
 
Ecco, mi sono di nuovo fermata a pensare...sempre lui, solo lui riesce a incasinarmi e sconvolgermi così, al punto da non essere più padrona della mia testa...certe cose non cambiano.
 
Persa, quasi in trance, comincio a scendere...le scale, quella scale fatte tante volte, le stesse scale che faccio da una vita, da i miei primi passi, con i cherubini intagliati nel legno del corrimano, adagiati sopra foglie di alloro, e quel legno così liscio, scuro..mi sembra ancora di sentire il profumo dlla cera che passava la nonna, e i suoi biscotti, le torte ai lamponi che mi preparava per merendaDRIIINoddio il citofono...da quanto sta suonando? Quant'è che sono rimasta persa nei miei pensieri, ferma a metà delle scale...guardo l'orologio, il panico...è passata un'ora.
E quello alla porta?? E' lui? O non è venuto? Magari si è stancato di suonare ed è andato via...
Corro, quasi cado, giù per finire le scale e aprir la porta, il cuore a mille e il nodo in gola e la foga di raggiungere la porta sempre più lontana...tlac...eccomi a girare la maniglia, piena di dubbi, di paure...mi faccio coraggio...apro la porta...
 
[mercoledì, giugno 01, 2005]

Postato da: PrinceCharming a giugno 28, 2005 01:29 | link | commenti

domenica, 19 giugno 2005
13.

Cosa devo fare? Dio mi tremano le gambe? non sono capace di capire, non so? tre anni e quasi mai un contatto, quasi mai nulla? qualche messaggio nelle feste e nei compleanni per augurarmi auguri di qui? auguri di là? ma chiamate serie, incontri, qualocosa di più... assolutamente no!

 

Che vuole da me? Dalla mia vita? Questo piomba così e mi chiama nel cuore della notte... Possibile? Cosa devo fare? Cosa mi può significare un comportamento del genere?  

 

 

 

Sono oramai le cinque di mattina, fuori ancora è buio? ma lo sarà per poco in questa tranquilla notte di fine primavera? candida oscurità che colpisce i miei occhi? oscuro come il nero della paura? paura di poter volare con la mia fantasia? fantasia che fa raccontare? un racconto lungo senza fine? la fine di quello che può essere un dolce cullar dei miei pensieri? pensieri che volano sereni sulle nuvole? soffici coltri bianche tanto sognate? sogni di gioia e felicità? lui? un flusso di immagini? lui? come diavolo ha fatto ad avere il coraggio di mollare tutto e di scappare via? Scappare poi dove io sempre sarei voluta andare... E ora come fa ad avere iol coraggio di tornare e di chiamarmi così??

 

 

 

Domani, anzi oggi, è domenica, giorno che dedico a me stessa e alla mia vita?

 

 

 

E la sua vita? Diavolo, mi ha sempre sconvolto quel ragazzo? io la rincorrevo con la mente, lui erain preda dei suoi spasmi giovanili ? gelosa? lui forse sì? sì, sicuramente? ricordo di volte che litigò anche con suoi amici per causa mia? ma io cosa rappresentavo nella sua vita? Non lo capisco? non lo so? non lo so? io ero e sono ancora una sua amica... la sua spalla... il suo bastone...

 

 

 

Aspetto?

 

 

  

 

 

Driiin?.

 

 

 

Diavolo? ancora il telefono?

 

 

 

?Si, pronto??

 

?Devo parlarti... Patrizia... devo vederti... per favore... ho una cosa importante da dirti che mi riguarda... sono qui per questo... di persona... ti devo raccontare... prendo un taxi, mezz'ora e sono lì... non ti disturberò per molto... devo sistemarmi dai miei... "

 

?Scendo tra mezz?ora davanti al portone??

 

Che è successo... continuo a far fatica ad immaginare cosa lo spinga a parlarmi... che cosa c'è sotto questa storia...

 

Iniziamo... cominciamo... riprendiamo...

[lunedì, maggio30, 2005]

Postato da: skleroplastro a giugno 19, 2005 15:01 | link | commenti

12.

La cornetta mi scivola tra le mani, lenta e sinuosa si avvicina al parquet…

La voce mi si è interrotta in gola e mentre il tempo si blocca, mentre tutto gela in un istante indecifrabile e inizio a provare un caldo imbarazzante, lascio cadere tutto.      La sua voce, bellissima, che quasi avevo dimenticato, accarezza il pavimento….

Volontariamente lascio che il tempo corra e si porti dietro un silenzio invadente. Dio, come è possibile? Un rumore accattivante sale dal basso, un rumore tranquillizzante per l’animo e persistente nella sua elettricità

 

 

 

 

                                           Tuuuuuuuuuuu…….uuuuuuuuuuu                           

Prude sulla guancia il rivo di un fiume appena nato, leggermente salato e dal sorriso malinconico; accarezza la pelle calda ed evapora…come un bacio rubato nella notte.  

Incontrollate, le palpebre si chiudono e piango, piango con la semplicità di un bimbo.

Il telefono è ancora lì, a terra, incastonato in un immagine, monolitica, che non dimenticherò mai.

I secondi incatenati, corrono veloci…e lui lì, a terra: vorrei solo svegliarmi, vorrei la certezza che è un sogno, lo scherzo di un cuore che non riesce a dimenticare e di una mente che si illudeva di aver lavato via tutto…non può essere reale!

Quella voce è stata come un fulmine, una scarica elettrica nella pelle. Me lo rivedo davanti, così come era tre anni fa.

 

L’ala dell’università colma di gente, piccole formiche in corsa verso direzioni sconosciute, gente che si saluta, che si guarda sotto gli occhiali….quelli che si nascondo dietro libri non letti, chi finge di non esistere. E lui, lì, in mezzo, sempre con il solito passo, quell’andatura che solo lui riusciva ad avere, quella musicalità del movimento, nata forse da quel suo egocentrismo fascinoso.

…la prima cosa che mi colpì di lui fu quello, forse. Il fascino della sua particolarità, il suo essere quello che era con disinvoltura. Ricordo ancora come fosse ieri, tutte le voci che circolavano su di lui, tutte quelle piccole cattiverie ironiche sul suo stile…e più la gente mi parlava di lui, più sprofondavo in un turbine che mi portava verso il basso. Lì in mezzo a quell’ala di facoltà che diventava vuota e silenziosa al suo passaggio.

Non c’è mai stato nulla fra noi, e ho sognato, sognato…ho sognato, di poterlo avere.  Come una stupida adolescente, mi scioglievo al suo pensiero…la nostra era un’amicizia, un legame sottile e trasparante che forse lui non aveva neanche provato. Erano sogni, erano passioni in comune, erano ore passate a parlare in bar nebbiosi con luci soffuse, erano botte e risposte mentre si stava seduti a terra, nelle poche serate passate insieme.

Erano progetti costruiti nei minuti di pausa tra una lezione e l’altra, quando ci si incrociava solo per dirsi ciao, e diventavano minuti di risate e di viaggi…viaggi da fare insieme, kilometri lontano da lì, continenti e stati che sapevamo bene, non avremmo mai visto insieme. Ma noi sognavamo, e lo facevamo bene…erano chiacchierate e stupide battute cattive, che ci alleggerivano l’animo…erano cinema, erano litigi sul l’ultimo film in uscita e sul miglior attore in circolazione, erano tuffi in un passato cinematografico che nessuno ricordava più… Lui, e le sue fidanzate: i suoi “…cosa ci posso fare, tutte mi adorano…” e io…io che ascoltavo…

Sì, tre anni fa…maledizione, tre anni fa!

[giovedì, maggio 05, 2005]

Postato da: Gealach a giugno 19, 2005 14:49 | link | commenti (2)

11.

"...pronto?"
"Ciao.
 Sono io.
 Sono appena tornato. Sono ancora in aeroporto
 Lo so. Sono stato vai tre anni. Senza mai una parola.
 Scusa."

[martedì, marzo 22, 2005]

Postato da: PrinceCharming a giugno 19, 2005 14:16 | link | commenti

sabato, 18 giugno 2005
10.

La scena... quell'aria tersa che penetra sotto la pelle... la pelle che eccitata da quelle parole la posso solo immaginare...

Dio, quanto vorrei vivere davvero quei momenti... quella storia che prende così ferocemente la mia mente come il libro che stringevo tra le mani sotto le coperte... I miei occhi guardano imprecisatamente la notte... solo la notte... i miei occhi accompagnano la mente nel suo viaggio... l'abbraccio... l'esterno del bar... lui...

 

Lo guardo bene, guardo bene quella scena congelata... vedo felicità... felicità... le parole "Ti Amo" che scorrono facilmente con una carica espressiva agli apici della tenerezza... della dolcezza... della verità...

Quell'abbraccio che unisce due anime... due anime contro tutto il mondo... diavolo... contro tutto e tutti... in fondo amici non se ne vedono... sono due, senza ostacoli, senza pensieri... questa deve essere la vita, questa deve essere la gioia di due persone, trovarsi, amarsi, poter parlare come loro due e capirsi... superare ogni indecisione...

E' difficile, tanto difficile parlare... ma è importante... Dio se lo è... vedo quella storia nella mia mente diversa dalla mia vita... non ho sonno e penso, penso che ho buttato via tanto della mia vita... molto, per colpa della mia timidezza o del mio conformismo a scelte passate... io dovevo capire prima cosa volevo, nei momenti di incertezza buttarmi verso quello che davvero volevo dalla mia vita... ma nulla...

 

Dalla finestra entrano spifferi fastidiosi, dunque ripercorro la strada verso il mio lettuccio... caldo... mi metto sotto le coperte e apro di nuovo il libro... il mio segnalibro segna dove sono arrivata... il mio segnalibro è una foto... una foto mia al mare... in spiaggia... distesa al fianco di mio cugino... eravamo ragazzi, davvero nel fiore dell'età spensierata... giovanissimi... capelli lunghi entrambi... io biondi... lui scurissimi...

 

Neanche il tempo di riprendere il mio sogno che... un suono... una musichetta metallica... mi fa balzare sul cuscino.... cosa è? chi chiama a casa mia nel cuore più profondo della notte?

[venerdì, marzo 18, 2005]

Postato da: skleroplastro a giugno 18, 2005 22:05 | link | commenti

9.

“Mi manca il fiato…”

 

 

 

Chiudo il libro, faticando a dimenticare quella voce vellutata che mi sussurrava all’orecchio.

Ogni volta lotto contro la realtà, litigo con la mia stessa immaginazione.

Tutti i momenti letti, li vivo come fossero miei e così anche questa volta lentamente, molto lentamente, torno alla realtà.

 

La copertina rigida si chiude pesante e torno a vivere la mia di vita. Più semplice e più pacata, ad una prima occhiata ma più vera e più mia di una storia raccontata da altri.

In fondo, quella dichiarazione l’ho disegnata io.

Quella piccola donna, innamorata e spaventata ha avuto un corpo solo grazie alla mia mente e quella voce, tanto sensuale, è quello che è solo grazie alla mia immaginazione.

 

Così mentre esco dalle coperte, e a piedi nudi percorro il corridoio, rendo più accurata l’immagine di quell’abbraccio e aggiungo colore ad una ventosa giornata chiusa in un libro.

Coccolata dal calore umano appena letto mi concedo ancora qualche minuto in quel mondo fantastico in cui tutto è successo e tutto può succedere.

Mi immagino lo scrittore, chino sulle sue carte mentre descrive un’amore che nasce e forse che finirà troppo presto; mi concedo la libertà di vederlo piangere su quelle carte, mentre scrive il colpo di scena tragico o di vederlo sorridere mentre i suoi protagonisti arrivano ad esaudire qualche sogno.

 

Dalla strada salgono rumori forti, di una vita notturna in movimento. Guardo l’orologio e non mi stupisco più che alle quattro di mattina ci sia qualcuno che ha ancora voglia di fare rumore.

Ormai sono mesi che abito in quel piccolo appartamento vestito di legno, in una palazzina anonima di una semplice ma romantica via di una città dal nome importante.

Dalla finestra lascio che il freddo secco e gelido di una notte nevosa, mi accarezzi brutalmente le gambe e abbracciata al libro, mi siedo sulla finestra.

E guardo semplicemente la strada buia.

 

I lampioni liberty, gli unici ancora alimentati a gas di tutta la città, rendono un po’ meno tetra quella notte fredda e sotto di me una coppia, discutendo attraversa la strada diretta chissà dove.

Non riuscirò più a prendere sonno, già lo so. E’ da quando sono arrivata che le notti mi sembrano così lunghe e forse mi sembrano anche troppo solitarie.

Cerco di godermi il silenzio, particolarmente rumoroso, di questa città e mi ritrovo ancora una volta a fantasticare su come andrà avanti la storia; e mi faccio trascinare dal momento disegnando ancora una volta quell’abbraccio.

[venerdì, marzo 11, 2005]

Postato da: Gealach a giugno 18, 2005 12:53 | link | commenti

8.

Ormai nulla resta intorno a me, tutto è confuso, ombroso, privo di contorni..solo lui, la luce che sembra uscire dai suoi occhi, e quelle poche righe lette da poco che ancora mi rimbombano nella testa. Non sono ancora convinta che tutto ciò stia accadendo: vorrei che tutto ciò non finisse mai ma sento che qualcosa sta per accadere...

Usciamo dal locale, senza una parola, solo parlando all'unisono col pensiero..si è alzato il vento ma non ci faccio caso, c'è qualcosa che mi infstidisce di più, qualcosa che non risco a controllare, qualcosa che non dovrebbe eserci...HO PAURA. Paura che qualcosa posso rovinare questo momento magico, unico..

Temo..

D'improvviso lui mi cinge i fianchi e mi attira a sè. Il tempo si ferma e il mio castello di sogni si distrugge: tutto qui. "Tutto qui?" mi chiedo. Lo spazio di un secondo dilata all'eternità e il mio cuore esplode in frammenti irriconoscibili...un idillo, un sogno, una speranza, speranza di un sentimento puro, e invece sembro solo essere diventata la soddisfazione di un bisogno fisico, carnale, solo le mie labbra, non me...

Mi sento catapultata in un vecchio blues malinconico, guardo per terra, guardo le mie scarpe, tra sigarette spente e foglie umidicce. Chino la testa per nascondere una lacrima amara che cade..il vento la porta via prima che tocchi terra, mi è dunque negato anche il pianto? Mi è dunque negato anche lo sfogo ultimo?

Sono persa..

No...il tempo riprende a scorrere, lui mi porta a sè mentre io, impaziente, aspetto che sfiori le mie labbra pungnalandomi al cuore. Il bacio tarda a venire..mi avvolge tra le sue calde braccia e mi accarezza dolcemente una ciocca che cade proprio sopra l'orecchio. Ha visto le leacrime, lo so...lo sento, ma finge di non averle viste, sa che mi imbarazzerei. Avvicina la sua bocca al mio orecchio, quello stesso orecchio da cui ha appena spostato una ciocca di capelli. Un sussurro, due parole "TI AMO"

 

Mi manca il fiato..

 

[martedì, febbraio 22, 2005]

Postato da: PrinceCharming a giugno 18, 2005 12:19 | link | commenti

venerdì, 17 giugno 2005
7.

 

Smetto di leggere... riprendo a leggere... smetto ancora... leggo... e smetto... incredula forse, contenta forse, presa in contropiede di sicuro... l'atmosfera attorno a me si fa più calda... più avvolgente... nella mia mente alcune precise parole... "quest'istante sarà, da adesso in poi, sarà fino alla fine"

Alzo gli occhi, stringo ancora nelle mani la carta ruvida, ricca di quelle venature che la fanno speciale... ricca di quelle parole che la rendono.... mia.... e i miei stessi occhi si incrociano con quelli suoi... verdi, intensi, che penetrano nella mia anima... non sembra essere in difficoltà, sembra davvero convinto di quello che ha scritto, di ciò che ha voluto dirmi... e per questo io mi sento più determinata... come protetta, come confortata solo e solamente dalla sua sicurezza nei miei confronti...

Come vorrei che questo momento rimanesse così per sempre... che non cambiasse mai. Al di là della frase fatta, è proprio quello che provo! "Morirei, guardandoti negli occhi. Smetterei di essere sapendo che alle volte ti perdi anche tu." Ancora altre sue parole rimbombano nella mia mente... sono indecisa se parlare o no.... cosa posso fare.... rovino quest'atmosfera? rovino ciò che lui ha costruito con i suoi occhi? ebbene...

Ecco le mie parole... ecco ciò che la mia gola ha sputato con l'ultimo granello di forza... Siamo estraniati dagli altri... ovviamente loro lo sanno... come non possono saperlo... ci stanno vedendo... ci fissano... ma io non me ne accorgo... hanno un atteggiamento come se ci evitassero di proposito... ma sono io che li evito...

Si alza in piedi, solo, così, senza neanche dare un cenno con gli occhi... si pone tranquillo, con quel suo fare calmo... non distoglie mai gli occhi da me, come se essi non siano disturbati da nulla... allunga la mano verso di me, col palmo rivolto verso l'alto... sorride appena... faccio appena in tempo ad accorgermi della mano che già la mia ha raggiunto la sua... Mi alzo, esattamente come lui... lo guardo..... di sottofondo la canzone dei Negrita "Ho imparato a sognare" è trasmessa alla radio e si diffonde per il locale... una canzone che già ricordo bene lui l'altra sera aveva suonato con la sua chitarra... Ora siamo noi.... e noi abbandoneremo ciò che ci sta attorno.... ne sono convinta

[domenica, giugno 06, 2004]

Postato da: skleroplastro a giugno 17, 2005 17:42 | link | commenti

giovedì, 16 giugno 2005
6.

La carta ruvida sotto le dita, è piena. Carta gialla, piena di rughe e venature. Sembra vissuta, infinita nel passato, e nel toccarla si prova un leggero tremito. E' come avere nelle mani, tutta una storia. Di amore, di odio e di lacrime, di sorrisi regalati al vento. Come avere una vita tra le dita...

Le lettere sono nere. Piccole e vellutate.

<<[...] non c'è fine, non finirà, lo vedi?
nessuno potrà cancellare questo
istante che accade, per sempre
getterai la testa all'indietro, gridando,
per sempre chiuderò gli occhi staccando
le lacrime delle mie ciglia, la mia
voce dentro al tua, la tua violenza
a tenermi stretta, non c'è piu tempo
per fuggire e tempo per resistere,
doveva essere questo sitante e questo
istante è,credimi, signore amato mio,
quest'istante sarà, da adesso in poi,
sarà fino alla fine.>>

Non riesco neanche ad usare parole mie, devo ricorrere a Baricco.Non riesco a scrivere nulla e men che meno a dire nulla. Mi sento perso, ogni sitante che corre, sprofondo sempre piu dentro di me. Ma non sono solo.

Ho scelto la carta. Perchè avrei potuto dirti qualcosa, regalandoti un frammento di silenzio. Impossibile, lo so. Ma tento invano, probabilmente, di darti una frazione di infinito, quello del silenzio. Quell'inifinito che ho dentro.

Morirei, guardandoti negli occhi. Smetterei di essere sapendo che alle volte ti perdi anche tu.

[martedì, maggio 04, 2004]

Postato da: Gealach a giugno 16, 2005 14:59 | link | commenti

5.

Bene, una coca ora è davanti a me.... chi ha davanti solo un caffè... chi crede che con un'aranciata si risolva il pomeriggio...

Tutti noi in quell'unicità abbiamo dentro qualcosa che deve scoppiare... come un segreto... un qualcosa da svelare al mondo e presente in noi solo in potenza, senza per il momento possibilitàa di testimoniarlo a chi ci sta accanto.

E pensare che qui non si respira un'aria tranquilla, come era quella della mia stanza, quella che respiravo prima ancora di poter parlare ai miei amici... mi hanno messo in tensione, ma non capisco il perchè... forse solo paranoia, forse mi sento perseguitata, non so proprio... e in fondo stanno ridendo, sembrano felici, non vedo il perchè non lo devo essere pure io!

-In alto i bicchieri!! Chi col caffè, chi con le aranciate, chi con i the, chi con la coca!! Su!!-

Ed eccoci dunque, un brindisi tra amici, dei pazzi presi da una pazza idea che pazzamente brindano con tazzine e bicchieri tutto assieme.. e ovviamente ci si guarda negli occhi, ad uno per uno... ridendo e scherzando come sempre... ed ecco che l'aria si rilassa piano piano, non ha più quella tensione, quel sapore di grigio che aveva prima... ora nel locale risalta il bel verde brillante delle pareti, un verde che attira l'occhio e rallegra non poco...

Lui.... ecco le mie iridi che dopo un'ora di rimbalzi da Lui agli altri si fermano... lo fissano quasi cercando di capire... ed è in quel momento che il suo sguardo si posa sul mio.... profondi occhi si penetrano gli uni con gli altri... ora ho capito.... lì, nello specchio della sua anima è scritto qualcosa che deve uscire... ma cosa..... ora sembra che tutti gli amici appositamente parlano per gli affari loro, senza mai chiedere o fare intervenire uno di noi due... mi sento come una preda dentro due mura, e questo è piacevole, parecchio... se sapessi cosa c'è...

La sua mano si muove, piano prende la sua giacca e infila la destra all'interno della tasca... nulla più esiste per me, neanche la moltissima gente che affolla il locale... la mano esce con un foglio piegato... può essere di tutto, ma non penso che sia un bigliettino stupido, di quelli che si scrivono i bambini alle elementari o alle medie... potrebbe essere qualcosa d'altro, qualcosa che mi vuole mostrare, far leggere, far vedere... mille pensieri, mille emozioni mi assalgono e mi prendono lo stomaco per dei sentimenti poco condivisi.....

[martedì, marzo 30, 2004]

Postato da: skleroplastro a giugno 16, 2005 14:38 | link | commenti

1.

Allora, serve un inzio.

 

Cioè, bisogna dare un inzio. Di cosa? la domanda è intelligente, molto anche...all'inizio di tutto c'è una finestra.

 

Sì, proprio una finestra. Quelle di legno, quelle che si vedono nei film, che si trovano nelle straordinarie case del nord. Una di quelle finestre, con il legno chiaro che divide tutto il vetro in quattro parti. Legn chiaro e corroso dal vento, dalla pioggia e dal sole che ad alternanza si battono su di essa.

 

Tende verdi: brillante e a pacchetto, ben piegate e pronte a mostrare cio che la finetsra copre. Il vetro restante, è sporco, sporco per la pioggia carica di sabbia degli ultimi giorni; piccole macchie riempono il vetro visibile, macchie di acqua, goccioloni che si sono impressi sul vetro e lo rendono vero, vissuto e favoloso.

 

Ma nn basta, sul vetro ci sono dei disegni, chiari e quasi eterei. Da lontano non si notano, ma se si osserva bene ai rispettivi angoli esterni del vetro, ci sono delle chiazze colorate: rosso, bianco e blu. Piu attentamente ci si accorge che solo su una meta dell'intera finestra ci sono questi colori. Formano una decorazione dell'angolo basso. Delle greche blu che accolgono un fiore, dai petali rossi. L'altra finestra, ovvero l'altra meta di finestra, ospita al centro un cerchio, una decorazione circolare in blu. una di quelle decorazioni irlandesi, i quattro draghi che si intreccianoe formano un cerchio blu, ospite sulla finestra.

 

Ed è dietro questa finestra che tutto ha inzio, che tutto è....

Gealach

[domenica, dicembre 07, 2003]

2.

Nella stanza è acceso un piccolo stereo, uno stereo che regala una bellissima musica di sottofondo... la musica piacevole dei Chieftains: il volume non è troppo alto, quanto basta per godersi l'atmosfera creata. Alzando lo sguardo verso la finestra, l'occhio non può non notare lo stretto richiamo tra l'azzurro limpidissimo e fantastico di un paesaggio marino riprodotto in un poster appeso al fianco della finestra e il cielo... un cielo libero da nuvole, un cielo profondo, illuminato a giorno che sembra essere stato messo di proposito dentro quella finestra.

 

Gli occhi notano subito la calma di quella giornata, la calma irreale del paesaggio fuori da casa: palazzi, alberi che contornano i giardini e bambini che lì giocano nonostante l'aria sia fredda a causa del vento che spira da nord. La strada che passa sotto è poco trafficata e come conferma di questo, nel quarto d'ora in cui i miei occhi scrutano tutto questo, è passata solo una macchina verde, un'utilitaria sulla quale viaggiava una persona solamente.

 

Dietro quella finestra però sta per accadere qualcosa, la giornata è troppo calma per essere vera... la mia mente non è mai stata in questi mesi così rilassata e addormentata come oggi; così, forse come gioco del destino, in questa metà pomeriggio per quella via piuttosto solitaria stanno passando delle persone...  non mi sforzo neanche di riconoscerle quando sono lontane; giungono infine davanti a casa mia, si fermano e si voltano verso quella che sanno essere la mia camera... infatti sono i miei amici, i miei più cari amici che in gruppo passeggiando mi hanno raggiunto.

 

Non so il perchè siano lì, ma guardano verso la mia finestra: ovviamente mi hanno notato, quindi senza fare gesti nè urlare o chiamare si mettono come se mi stessero aspettando... ma perchè? magari vogliono solo fare due passi, parlare un po', visto che è da quasi una settimana che sono a casa... per la precisione cinque giorni che non passo un po' di tempo con tutti loro, oppure mi devono dire qualcosa o far vedere qualcosa d'importante...

 

Dopo un attimo nel quale vaglio tutte le possibilità, lascio la mia finestra e mi vesto per raggiungerli fuori....

Skleroplastro

[domenica, dicembre 21, 2003]

3.

La porta sbatte.

 

La casa risuona, piano, di quel rumore. Rimbomba. Con questo suono, vibrano tutti i pensieri, tutte le idee, i sogni e le volontà.

 

La finestra rimane lì, chiusa e con le sue tende immobili. Oggetto reale e inanimato, da cui la vita è.

 

Davanti e dietro, barrira di una realta.

 

Il freddo, è pungente, ma come in un abbraccio...non sento nulla. Mani nelle tasche, aria indifferente e cuore leggero. La testa è piena di pensieri, positivi, distruttivi e infiniti. Sciarpa, giacca e freddo...ma davanti a me loro. Con tutta la loro energia, e poi c'è Lui.

 

Sì, Lui...inconsapevole e reale. Forse la mai felicità, vine da lui...o forse viene da Me. Dalla mia capacita di godere della vita, di godere dalla piccole cose. Non sempre, lo ammetto...anche io ho i miei alti e bassi, anche io ho i periodi di assoluta negatività. Ma ora ci sono loro (c'è Lui).

 

Affretto il passo, taglio l'aria gelida e la riscaldo con il sorriso. Attendo il saluto....precedo la richiesta: "Che si fa?" Silenzio.

 

Silenzio.

 

Freddo e silenzio.

 

"Cosa ne dici di un caffè?" quasi in coro...ma il silenzio? Quel silenzio?

 

"Ragazzi qualcosa non va?" la domanda mi esce, e nasce spontanea...non controllata dalla mia mente. "Nulla!, fa freddo però...."

Gealach

[mercoledì, dicembre 31, 2003]

4.

Un bar, o qualcosa di simile. Un salone. Pieno.

 

Decine di tavolini, grandi e piccole, quasi tutti occupati. Compagnie, coppie e stanchi lavoratori soli. Caldo, fa semplicemente caldo. L’odore è pesante, misto e vario: sudore, fritto, pizza e profumo da donna.

In questi posti, il bello è vedere la gente...riuscire a capire quello che sono, quello che sono stati e quello che faranno usciti da lì.

Ogniuno di loro ha una storia. Lunga e noiosa. Piena di colpi di scena.

 

-Ragazzi, quel tavolo laggiu?! che ne dite?

 

Un tavolo, lo riempiamo tutto...siamo bellissimi in cerchio. Come una tavola rotonda, tutti uguali e così maledettamente diversi. Unici e bellissimi. Diversi, semplicemtne diversi...colorati e unici.

 

 

 

Tutto sarebbe corso, ogni secondo sarebbe stato un centesimo e una frazione di secondo.

Sarebbe stato tutto una rista, tutto un battuta...e tutto sarebbe satato in quella serata!

Ogniuno con i suoi segreti, le sue storie e i suoi pianti. 

Un anno, di vita alle spalle, insieme. Ore passat in aule di scuola, intervalli in cui erano solo sguardi e sorrisi. Mani che si sfioravano sulle scale. Pacche sulle spalle e silenzi, quelli che riempono e dicno piu di mille parole.

-Io voglio solo un caffè...

...solo un caffè, sempre solo un caffè...con dolcificante, solo questo. E' Lui, si proprio Lui...con i suoi occhi, scuri e profondi.

-Io opto per una aranciata...

Baby, con le sue lacrime, e i suoi sorrisi...il nero e il suo rosaPugnoNellaPancia....

 

-...Io, io, io...direi che mi sparo la solita Coca...

 

Gealach

 

[domenica, febbraio 08, 2004]

Postato da: Gealach a giugno 16, 2005 14:18 | link | commenti